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ANALISI DESK 2/2

CONNETTERE TERRITORI, ATTIVARE COMUNITÀ

Reti museali come infrastrutture culturali per il futuro del Lazio

A cura del GICH Lab dell’Università Roma TRE
di Maria Antonietta Cipriano e Paola Demartini

Veduta di Castel Gandolfo
Veduta di Castel Gandolfo, Roma
Un mosaico di territori, identità e vocazioni

 

Il Lazio è una delle regioni italiane più ricche di patrimonio culturale, paesaggistico e identitario. Accanto ai grandi attrattori internazionali convivono territori che custodiscono siti archeologici, borghi storici, monasteri, cammini religiosi, aree naturali protette, produzioni agroalimentari d’eccellenza e una fitta rete di musei, biblioteche e luoghi della memoria. È da questa pluralità di risorse che prende avvio la seconda parte dell’Analisi Desk del progetto Le Reti del Territorio, dedicata all’esplorazione del contesto socioeconomico, culturale e territoriale entro cui operano le undici reti museali coinvolte nella ricerca.

L’obiettivo di questa fase non è soltanto descrivere il patrimonio esistente, ma comprendere come i sistemi museali possano contribuire ad attivare relazioni tra cultura, economia, turismo, ambiente e comunità locali. La ricerca evidenzia infatti come le reti museali siano chiamate oggi a svolgere una funzione che va ben oltre la conservazione e la valorizzazione del patrimonio: diventare infrastrutture territoriali capaci di generare connessioni, promuovere collaborazioni e sostenere processi di sviluppo inclusivo e sostenibile.

 
Differenze che generano opportunità

Ciò che emerge con maggiore evidenza è la straordinaria varietà dei profili territoriali presenti nel Lazio. Ogni area esprime una combinazione originale di patrimonio culturale, competenze produttive, paesaggi, tradizioni e risorse ambientali. Le reti museali si collocano all’interno di questi ecosistemi territoriali e possono contribuire a renderne più visibili le connessioni, favorendo forme innovative di collaborazione tra cultura, economia, turismo e comunità locali.

La Tuscia combina il patrimonio etrusco di rilevanza internazionale delle necropoli UNESCO con una consolidata tradizione agricola, termale e manifatturiera, rappresentata dal distretto ceramico di Civita Castellana e dalle produzioni agroalimentari di qualità. La Ciociaria affianca importanti poli industriali nei settori farmaceutico, automotive e metalmeccanico a una rete diffusa di borghi storici, abbazie, siti archeologici e produzioni DOP e DOCG. L’Agro Pontino unisce una delle aree agricole più produttive d’Italia a un patrimonio culturale che comprende città di fondazione, siti romani, paesaggi costieri e il Parco Nazionale del Circeo. La Sabina e il Reatino custodiscono invece un patrimonio spirituale, ambientale e paesaggistico unico, caratterizzato dai cammini francescani, dall’Abbazia di Farfa, dai laghi dell’entroterra e da numerosi borghi storici.

Palazzolo necropoli dei Morticelli
Vasanello, Palazzolo. Necropoli dei Morticelli, Viterbo
Patrimoni diffusi e nuove geografie del turismo

 

La ricerca evidenzia inoltre come tali caratteristiche si distribuiscano in modo non uniforme tra i diversi territori regionali. Le differenze nelle vocazioni produttive, nelle dinamiche economiche, nella struttura sociale e nella capacità di attrazione turistica costituiscono uno degli elementi di maggiore interesse per comprendere il ruolo che le reti museali possono svolgere nei processi di sviluppo locale. Proprio questo tema delle asimmetrie territoriali rappresenterà uno dei principali ambiti di approfondimento della successiva indagine CAWI, finalizzata a raccogliere il punto di vista dei direttori e dei responsabili delle reti museali del Lazio.

Accanto alle vocazioni economiche emerge inoltre la presenza di un patrimonio diffuso spesso poco percepito nella sua dimensione sistemica. Cammini religiosi e culturali, monasteri e abbazie, biblioteche storiche, archivi territoriali, aree naturali protette, paesaggi agrari e produzioni identitarie costituiscono una trama di straordinaria ricchezza. Le biblioteche e i centri di documentazione presenti nei territori non rappresentano soltanto servizi culturali, ma veri e propri presìdi di memoria e conoscenza delle comunità locali. Allo stesso modo, monasteri, abbazie e luoghi della spiritualità disseminati nelle province laziali testimoniano una stratificazione storica e culturale che contribuisce a definire l’identità dei territori almeno quanto i grandi attrattori più conosciuti.

In questa prospettiva emerge con forza il tema dello slow tourism e dei nuovi modelli di fruizione culturale. La ricerca mostra come il Lazio disponga delle condizioni ideali per sviluppare forme di turismo fondate sulla scoperta dei patrimoni diffusi, dei cammini, dei paesaggi culturali, delle produzioni tipiche e delle comunità locali. Un turismo meno concentrato sui grandi attrattori e maggiormente orientato all’esperienza, alla sostenibilità e alla permanenza nei territori. Le reti museali possono svolgere un ruolo decisivo in questo processo, fungendo da infrastrutture culturali capaci di collegare musei, biblioteche, archivi, siti archeologici, luoghi della spiritualità, aree naturali e produzioni identitarie all’interno di narrazioni territoriali integrate.

Mole di Palazzo Farnese, Caprarola
Mole di Palazzo Farnese, Caprarola, Viterbo
Le reti come infrastrutture di sviluppo territoriale

 

La ricognizione ha inoltre consentito di documentare numerose esperienze già attive nei sistemi museali del Lazio. Dai progetti per l’accessibilità sviluppati da SIMULABO agli itinerari territoriali del MuseumGrandTour, dai laboratori e percorsi culturali promossi da SIF Cultura alle iniziative di valorizzazione territoriale del SIMBAS, fino alle attività dedicate alla biodiversità e all’educazione ambientale realizzate da RESINA, emerge un panorama dinamico che testimonia la capacità delle reti di sperimentare forme innovative di partecipazione, inclusione e collaborazione.

Particolarmente significativo è il ruolo che le reti possono svolgere nella costruzione di relazioni con università, scuole, enti del terzo settore, operatori turistici e sistemi produttivi locali. La presenza di importanti atenei regionali, di oltre cento aree naturali protette e di una rete articolata di istituzioni culturali e associative rappresenta infatti una risorsa strategica per la costruzione di progetti condivisi capaci di integrare ricerca, formazione, innovazione e valorizzazione territoriale.

Il santuario di Greccio. Ph. Credit
Il santuario di Greccio. Rieti

La seconda parte dell’Analisi Desk conferma dunque che il tema delle reti museali non riguarda esclusivamente la gestione del patrimonio culturale. Riguarda, più in generale, la capacità dei territori di riconoscere e mettere in relazione le proprie risorse materiali e immateriali, costruendo nuove opportunità di sviluppo culturale, sociale ed economico.

Le evidenze raccolte rappresentano la base conoscitiva delle successive fasi del progetto. L’analisi delle vocazioni territoriali, delle dinamiche socioeconomiche e delle reti di relazione esistenti costituirà infatti il quadro di riferimento per l’indagine CAWI e per le attività di confronto con direttori museali, esperti e stakeholder territoriali. Comprendere come le reti percepiscono il proprio ruolo e quali relazioni riescono ad attivare sarà il passo successivo per valutare il contributo che il sistema museale laziale può offrire alla costruzione di territori più inclusivi, sostenibili e capaci di generare valore condiviso.